Ci sono progetti che nascono da un’idea. Altri, invece, nascono da un legame profondo con un luogo, con le sue persone e con le storie che meritano di essere ricordate.
“Acqualagna – Sessant’anni di tartufo” è nato proprio così.
Il documentario, realizzato in occasione della 60ª Fiera Internazionale del Tartufo Bianco di Acqualagna, è stato un viaggio attraverso sessant’anni di storia, tradizioni, immagini e testimonianze del luogo in cui sono nato e cresciuto. Ma il momento in cui tutto questo lavoro ha finalmente incontrato il pubblico è stato qualcosa di ancora più speciale.
Il 15 novembre, durante una delle ultime giornate della Fiera, il Cinema Conti di Acqualagna ha ospitato la presentazione ufficiale del documentario. Per me, che sin da piccolo percorrevo le vie della Fiera, non è stata soltanto una proiezione: è stato il momento in cui mesi di ricerca, riprese, interviste e lavoro creativo sono finalmente diventati una storia condivisa.
Sul grande schermo sono tornate a vivere le immagini delle prime edizioni della Fiera, gli uomini e le donne che hanno contribuito alla sua crescita, i cercatori, le aziende, le istituzioni e tutti coloro che, nel corso degli anni, hanno trasformato il tartufo da semplice prodotto del territorio in un vero e proprio simbolo di Acqualagna.
Raccontare questa storia ha significato anche raccontare la trasformazione di un piccolo paese dell’entroterra marchigiano in una realtà conosciuta ben oltre i confini nazionali. Una crescita fatta di intuizioni, sacrifici, passione e della capacità di una comunità di riconoscere il valore di ciò che la propria terra aveva da offrire.
Il documentario, realizzato con il patrocinio del Comune di Acqualagna e il contributo di diverse realtà locali, ha cercato di mettere insieme tutti questi elementi. Non volevo semplicemente raccontare una manifestazione attraverso una successione di date e avvenimenti. Volevo restituire un’atmosfera, conservare una memoria e dare voce alle persone.
E proprio durante la presentazione ho capito quanto fosse importante farlo.
Vedere il pubblico seguire le immagini, riconoscere volti e luoghi, sorridere davanti a un ricordo o emozionarsi ascoltando una testimonianza è stato forse il risultato più bello di questo ambizioso lavoro. Perché un documentario, almeno per come lo intendo personalmente, non termina quando vengono spente le telecamere. Continua ogni volta che qualcuno si riconosce in quella storia, la scopre, la vive.
Per NOMVIA questo progetto rappresenta molto più di una produzione audiovisiva. È la dimostrazione di ciò in cui crediamo: raccontare storie capaci di lasciare qualcosa, valorizzare i territori attraverso le persone e trasformare la memoria in un’esperienza da condividere.
Sessant’anni di Fiera del Tartufo non rappresentano soltanto un anniversario. Racchiudono generazioni di acqualagnesi, cambiamenti, tradizioni che si sono evolute senza perdere la propria identità e una passione che, ancora oggi, continua a portare migliaia di persone ad Acqualagna.
Quel giorno, al Cinema Conti, tutte queste storie si sono incontrate davanti a un grande schermo.
E per me è stato il modo migliore per iniziare a raccontarne una nuova.
Perché ogni luogo ha una storia. A volte bisogna solo fermarsi, ascoltarla e trovare il modo giusto per raccontarla.